La prevenzione dell’HIV

La prevenzione dell’HIV

Poiché a tutt’oggi non è ancora stato sviluppato un vaccino per il virus HIV né una cura per combattere l’infezione, la sola misura preventiva consiste nell’evitare i comportamenti a rischio di contagio.

In particolare, per quanto riguarda la trasmissione verticale da madre sieropositiva al feto la ricerca medica consiglia la terapia antiretrovirale abbinata ad un parto cesareo e all’uso del latte in polvere. Queste misure abbassano il rischio di contagio per il bambino sotto l’1% dei casi.

Per le persone che fanno uso di sostanze per via iniettiva, è obbligatorio evitare lo scambio di siringhe.

La più efficace prevenzione per tutte le fasce della popolazione sessualmente attiva consiste nell’uso dei preservativi in ogni rapporto sessuale

E’ sufficiente questa semplice misura preventiva per ritenersi ragionevolmente al sicuro dalle infezioni con virus HIV.

Se durante un rapporto sessuale il preservativo si rompe, chi ha assunto la parte attiva-insertiva può lavarsi il pene e cercare di urinare, per sciacquar via i residui fisiologici del partner. Attualmente gli studi non concordano se per il partner ricettivo sia sensato sottoporsi a un’irrigazione vaginale o intestinale o se al contrario risulti pericoloso.

Nel sesso orale, se lo sperma o il sangue mestruale finisce nella bocca del partner è fondamentale non ingerirlo e sputarlo immediatamente. Occorre poi sciacquarsi accuratamente più volte la bocca con acqua tiepida.

Queste misure di emergenza non evitano la trasmissione del virus HIV o degli agenti causanti una MST, tuttavia possono contribuire a contenere il rischio d’infezione.

Dopo l’esposizione ad un possibile contagio, è buona norma sottoporsi alle analisi per determinare la presenza di una malattia venerea ed astenersi da nuovi rapporti sessuali.

In caso di esposizione al rischio di contagio con una persona sicuramente o probabilmente sieropositiva, è possibile sottoporsi alla profilassi post-esposizione, la così detta HIV-PEP, una terapia con farmaci anti-HIV che dura quattro settimane.

La HIV-PEP contribuisce a ridurre il rischio di contagio ma non costituisce una misura di efficacia garantita. L’utilità dell’HIV-PEP dipende in modo determinante dal lasso di tempo trascorso dal momento dell’esposizione al rischio all’inizio della terapia. Dopo 72 ore dall’esposizione al virus la HIV-PEP non è più considerata utile. L’HIV-PEP può presentare importanti effetti collaterali ed è quindi da utilizzarsi solo in caso di ragionevole certezza di esposizione al virus.

Per tutti questi motivi la profilassi post-esposizione non è il “preservativo del giorno dopo” ma semplicemente una possibile terapia da seguire in una situazione eccezionale e di emergenza. La decisione di iniziare l’HIV-PEP può essere presa solo da un medico competente presso uno dei centri di trattamento HIV o il reparto di pronto soccorso di un ospedale.